Il potente suono di un sax del sud
da "Napoli e più" del 12 dicembre 2004
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di
STEFANO
PIEDIMONTE dischi
che,ogni appassionato di jazz custodisce gelosamente, sono il parto di
musicisti certamente degni di nota, spesso ai vertici della musica
internazionale e artistica mente ineccepibili. Spesso, ma non sempre.
Perché ci sono diversi aspetti da considera re. Quello economico, in
termini di risorse economiche disponibili, piccoli capitali che qualcuno
può permettersi di spendere, per auto prodursi (e in questo modo
veicolare la propria musica), o magari per pagare un manager in gamba.
Quello geografico, perchè trovarsi al centro dell'Europa, checché se ne
dica, vuoI dire suonare in ogni caso, anche non essendo per forza dei
grandi musicisti. Quello aleatorio, inteso come "conoscere le persone
giuste al momento giusto", che se da una parte si estende con
l'avvento delle nuove tecnologie, dalI'altra viene soffocato dall'
enorme offerta di musicisti che, lontani dagli sforzi artistici (e non
solo) a cui si era abituati una volta, collegano un jack al computer e
cominciano a spedire registrazioni a destra e a manca. È
evidente come, scoprire nuovi Bill Evans, al giorno d'oggi sia impresa
ardua, a causa del sovraffollamento di cui gode la scena musicale. Quindi,
tornando al discorso circa le stupende collezioni d'incisioni che
possediamo, occorre farsi una ragione del fatto che, di tutti quei dischi,
di tutti quei no- mi di artisti famosi, una buona parte è arrivata a noi
grazie ad un gioco di fattori che riguardano molto più il lato
manageriale che quello artistico. E questo il motivo per cui bi sogna
"ascoltarsi intorno", rendendosi conto che esiste tanta bella
musica, tanta bella arte, al di fuori dei canali ufficiali. Rocco Di Maiolo (nella
foto) è
il nome di un sassofoni sta
in gamba, che tuttavia non va di moda. Ha un suono potente, massiccio, un'
ottima conoscenza armonica e belle idee nella costruzione degli assali.
Certo; non va di moda. Ascoltare Rocco non ci permetterà, il gior no
dopo, di raccontare agli amici invidiosi "sai, ieri sono stato ad un
concerto di quel famoso sassofonista...". E sebbene questa sia una
cosa fondamentale per diversa gente (quella che va nei jazz club per darsi
un tono), all'individuo sensibile, amante dell'arte, non dovrebbe
interessare per niente. Se si desse più ascolto ai propri bisogni
artisti- ci, e non alla propria vanità, la situazione musicale napoletana
(e mondiale) vivrebbe momenti molto migliori. Di Maiolo ama la tradizione,
la musica popolare americana e quella napoletana. In effetti,Ia sua
musicalità si basa sul parallelismo tra la tradizione americana e quella
italiana. Fu proprio grazie alla dixieland e alle grosse formazioni che Di
Maiolo, passò dallo studio del clarinetto a quello del sassofono,
affascinato dal sound delle big band. Successivamente, alcuni dischi
"live" di Michael Brecker, non ché la lezione dei maestri
Coltrane, Rollins, Gordon, Petrucciani, Corea, gli diedero l'input per
costruirsi quel suono moderno e affascinante che lo
contraddistingue. Cosa importante, Rocco è autodidatta, lo è sempre
stato. «Credo che si possa imparare a suonare bene anche senza seguire
delle lezioni di musica. Il maestro ti dà delle nozioni, ti insegna bene
là tecnica, ti consente in un certo senso di risparmiare del tempo. Ma in
ultima analisi, quelle nozioni le trovi su un sacco di libri. E molto
utile, ma non indispensabile» . Rocco
Di Maiolo suona stabilmente nella big band diretta da Pietro Condorelli,
al Conservatorio San Pietro a Majella, ed ha già all' attivo diverse
esperienze con questo tipo di formazione. Sebbene Di Maiolo non sia
contentissimo della situazione musicale partenopea, si dà da fare,
portando avanti i progetti dell' orchestra, e quelli suoi. « i locali ,
dove suonare sono pochi,. e in più a Napoli imperversa la cultura del karaoke piuttosto che
quella della buona musica - sostiene Rocco -, “all'estero suona quasi
chiunque. Qui, se sei bravo, forse riesci a lavorare un po'”.
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