CONVEGNO sul RISCHIO VESUVIO INDETTO dall’ASSOCIAZIONE CULTURALE

AMBIENTALISTA H2O di BRUSCIANO

A cura del Dott. Giovanni Sposito

Alle 11:00 del 4 Aprile 2004 nell’Aula Consiliare del Comune di Brusciano inizia il convegno.

Il tema del giorno è “RISCHIO VESUVIO”.

Dopo i consueti saluti a tutti gli esperti seduti al tavolo del dibattito, ai cittadini e politici intervenuti perché interessati all’argomento, il Presidente Antonio Roberto inizia i lavori facendo una dettagliata introduzione del problema. Inizia a parlare delle possibili cause  catastrofiche dell’eventuale eruzione del distretto vulcanico Somma - Vesuvio, dei possibili rischi che possono correre i 700 mila abitanti che vivono alle sue falde, della cenere che, trasportata dal vento, ricadrà sulla zona gialla- successiva alla zona rossa che è quella a maggior rischio- e infine, della zona blu (quella in cui ricade il nostro Comune) definita come l’area a rischio alluvioni. Per tutti questi motivi – sottolinea il Presidente – l’area va evacuata preventivamente. Ma anche trattando un problema così serio, il Presidente Antonio Roberto,  riesce a fare una intelligente  ironia, sdrammatizzando un argomento così importante. Inizia infatti a parlare dei buoni vini che è capace di darci la nostra fertile Piana Campana, di varie leggende metropolitane sulle possibili eruzioni del Vesuvio e quanto altro possa rendere l’argomento meno preoccupante di quello che in realtà è. Infine, il Presidente invoca il Governo ad esaltare la ricerca scientifica, perché solo grazie a questa si possono salvare migliaia di vite umane.

Molto interessante è stato l’intervento dell’Arch. Pasquale Miano, Professore della Facoltà di Architettura della Federico II di Napoli, nonché membro del gruppo di professionisti incaricati di redigere il Piano Regolatore del Comune di Brusciano.

In pratica Miano, ha preso a relazionare spiegando le ragioni della non condivisione del metodo di definizione dei confini territoriali. Da qui, ha proposto di dividere il territorio non a fasce concentriche ma  per sezioni trasversali.

“Il territorio provinciale – ha spiegato - è stato diviso secondo fasce concentriche mentre si doveva attuare una visione dello stesso per sezioni trasversali. Ciò sia per motivi meramente urbanistici - il cui assetto territoriale non è in armonia tra i vari Comuni - sia per attuare un adeguato piano di evacuazione. Ovviamente non esistendo un vero Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale, i vari Comuni sono lasciati a se stessi e ciò non può altro che portare a risultati negativi attraverso molteplici aspetti. Vediamo, per esempio la nostra zona come un sistema territoriale dove un tempo c’erano acque che dal Monte Somma scendevano a valle, ora questi alvei naturali sono stati “annegati” da un’edilizia spregiudicata e snaturata comportando notevoli disagi, quali rischio idrogeologico, paesaggistico e aumento demografico in una delle aree più pericolose della Terra.

Da qui lancia un appello affinché si prendano iniziative di   recupero paesaggistico.

“Dobbiamo continuare a costruire strumenti di lettura e analisi del territorio….”.

E’ necessario rendere la centralità al territorio e capire le reali potenzialità di sviluppo ed infine attuare una serie di interventi per limitare i rischi.

L’onorevole Tommaso Sodano invece, affronta il problema soprattutto sotto un aspetto politico-economico, contestando il fatto di definire le varie zone a rischio con un limite netto e dei disagi economici che avrebbero i Comuni circumvesuviani, e non solo,  dopo un’eventuale eruzione del complesso vulcanico vesuviano. Si pensi – dice l’Onorevole - a tutti quei beni di interesse scientifico e turistico che si trovano nelle nostre zone. Un esempio eclatante sono gli scavi di Pompei.

Infine, è stato interessantissimo ascoltare la voce del Vulcanologo dell’Osservatorio Vesuviano Giuseppe Mastrolorenzo, che ha affrontato il problema sotto un aspetto puramente scientifico. Un addetto ai lavori che ha sgomberato il campo da tanti dubbi.

Inizia dicendo che il Vesuvio è “nato” circa 25000 anni fa, grazie alla continua evoluzione geodinamica della crosta terrestre. Poi passa alle varie fasi di attività vulcanica, soffermandosi su quella del 24 agosto del 79 d.C., - definita eruzione pliniana -  che provocò scenari catastrofici da Ercolano a Pompei. La prossima eruzione – continua il vulcanologo – sarà simile a quella del 1631. A proposito di questa eruzione, il vulcanologo parla della atroce morte toccata ad un’ottantina di abitanti di Ercolano. Questi furono uccisi dal calore e non dalle polveri. Fu quindi uno shock termico provocato dall’addensamento delle ceneri e dei gas del vulcano in quella che gli esperti definiscono un flusso piroclastico. In definitiva questi ercolanesi furono uccisi da una nube ardente di gas e ceneri che, scorrendo ad alta velocità sulle pendici del vulcano, di almeno cento chilometri all’ora, ne prosciugò istantaneamente le membra e ne fece scoppiare i cervelli, senza scomporne le posizioni.

Il geologo passa poi a definire le aree a rischio vulcanico in cui è emerso tra l’altro che, nel passato l’area più a rischio è stata soprattutto l’area a nord - est, e non come contrariamente si pensa l’area ad est di Napoli. Si sofferma poi sulla zona blu dicendo che questa fascia, in caso d’eruzione, è una parte molto a rischio in quanto potrebbe essere interessata da lahar ovvero da una colata di fango generata dai fianchi del vulcano… alcuni sostengono provenga dalla frase 'Attenzione!' in lingua indonesiana.

Comunque, si sta valutando di apportare modifiche al piano di emergenza con particolare riferimento proprio alla zona blu.

In conclusione il Dott. Mastrolorenzo spiega che i sistemi di controllo del Vesuvio sono quotidiani e, almeno per ora, gli scienziati non possono esprimersi su un’eventuale eruzione.

Si ringrazia l’amministrazione comunale che ne ha dato patrocinio, i cittadini e l’intervento dell’Assessore Felice De Cicco.

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